LOCALITA’: PIUMAZZO
INAUGURAZIONE: 26 Dicembre 1970
CHIUSURA: 9 Giugno 2012

E’ davvero una grande emozione per me tornare qui alla discoteca abbandonata kiwi di Piumazzo, uno tra i locali dove tutto è per me cominciato, tanti anni fa.

Si perché se è vero che la mia prima volta in discoteca in assoluto fu di Domenica pomeriggio, nel centro della mia città, il Kiwi cathedra fu invece, alcuni anni dopo, la mia prima volta in una “grande” discoteca.

Ricordo ancora quella notte, con i soliti amici di sempre, il lungo viaggio in auto nella pianura in mezzo a una nebbia che si tagliava con il coltello.

Oggi, come allora, è un tempo da lupi che mi accoglie, anche se di giorno. Ed è dopo un lungo viaggio in auto in mezzo a una nevicata fitta arriviamo alla discoteca abbandonata KIWI, che salvo piccole modifiche è una delle poche ad essersi rinnovata ma senza mai cambiare nella sostanza ne il nome ne il Patron, Rino Giugni.

Sapevo in che condizioni l’avrei trovata, sapevo dai giornali che era diventata una specie di discarica abusiva, mai avrei immaginato quello che avrei provato nel vederlo con i miei occhi.

La ricordavo grande, davvero grande, dopo l’ultima ricostruzione, in seguito a un incendio, quando raggiunse la sua capienza massima, poteva ospitare fino a 3500 persone, tutte al coperto, in tre sale distinte. Ma oggi, a vederla cosi spoglia e senza il controsoffitto, mi rendo conto che era davvero immensa, e probabilmente se le cose non fossero andate come vi racconteremo tra poco, avrebbe potuto ingrandirsi ancora, certamente con un piano superiore.
Si perche nelle immagini che qui vedete risalta subito la grande parte di muri ancora al grezzo. Il motivo è semplice: a quella altezza si estendeva il controsoffitto, con tutte le sue installazioni tecniche, l’impianto di aerazione, le casse acustiche, i neon che disegnavano futuristici giochi di luce, ma al di sopra era sostanzialmente vuoto. E se l’occhio non inganna, lo spazio per ricavare un secondo piano era gia forse stato pensato durante l’ultima ricostruzione.

Lunga è la lista di grandi artisti, anche internazionali, che si sono esibiti qui. Tra i tanti, Lucio Dalla, Baglioni, Vasco Rossi, per non parlare di Adriano Celentano, che l’aveva eletta sua discoteca preferita, scegliendola anche come location per due suoi film “Qua la mano”, del 1980, e “Bingo Bongo”, parodia di “Tarzan”, del 1982. E gli ospiti internazionali come Barry White, James Brown, Gloria Gaynor.

(Ringraziamo, per le foto storiche, il gruppo Facebook “KiWi Cathedral Official page” e il suo amministratore, lo storico DJ, Max Gavioli

Forse però vale la pena raccontare per gradi, perché il “Kiwi”, nella sua prima veste venne inaugurato il 26 dicembre 1970, ed era una sala da ballo di medie dimensioni che poteva accogliere fino a 600 persone e venne realizzata grazie a una cordata di imprenditori sassolesi, tra cui Rino Giugni, che in seguito rilevò via via le quote degli altri soci, rimanendone l’unico proprietario.

Non passano nemmeno due anni dall’inaugurazione che un incendio di origine dolosa ne distrusse completamente gli interni. La Gazzetta di Modena titolava “La mafia è arrivata fra noi”.

Questo però non ferma Giugni, che ricostruisce il locale e lo inaugura con il nome di “Kiwi Club”. Negli anni successivi, sul finire degli anni 70, con un progetto dell’Ingegner Franzelli, viene ampliato fino a poter ospitare 1500 persone suddivise in tre ambienti differenti. La struttura esterna ricorda quella di una futuristica astronave, visibili nelle fotografie di archivio, e oltre alla sala grande si inaugura il privèe, chiamato “Ambrush” particolare perché l’accesso era consentito solo alle coppie, e un night club, il “Kiwino”. Da questo momento in poi sarà conosciuto come “Kiwi Cathedral”, nome che rimase fino alla chiusura. Sono gli anni in cui nasce artisticamente il DJ Roberto Pazzaglia, proprio qui al Kiwino. Nel 1977 si svolse anche la prima festa di “Punto Radio” che vide un giovanissimo Vasco Rossi esibirsi come DJ, solo in quell’anno incise il suo primo singolo

Il 15 aprile del 1988 però, un nuovo incendio devasta l’intera struttura. Questa volta però venne accertato che l’incendio ebbe origine da un corto circuito nel “Kiwino”, escludendo l’origine dolosa. Fu grande lo sconcerto tra gli abitanti della zona, tutti avevano in qualche modo lasciato ricordi importanti della propria vita tra queste mura.

Ancora una volta però venne ricostruito, ampliandone ancora la capienza che raggiunse le 3500 persone, competendo alla pari con le piu grandi discoteche di quel periodo. Cambia anche la proposta musicale: sono gli anni della house, della techno, ed è in questo periodo che vede l’arrivo in console del DJ Massimo Gavioli, e sono anche gli anni in cui ho potuto frequentarla. Frequenti erano le serate con ospiti provenienti da Radio Deejay, da Albertino, Linux, e i DJ Fargetta, Molella e Prezioso quando si superava di gran lunga la capienza massima. In una intervista Gavioli ricorda una serata in cui vennero venduti oltre 5000 biglietti, e per un disguido l’ospite atteso da Milano non riuscì a venire.

Ricordo anche che fu uno dei primi locali in assoluto a installare un cannone laser, per ancora più futuristici giochi di luce e disegnare forme incredibili sul fumo artificiale di cui si inondava la sala, e tanti miei coetanei disposti a farsi centinaia di chilometri per vederli.

Fu anche una delle ultime grandi discoteche a chiudere, resistette fino all’ultimo. Già con l’inizio del nuovo secolo aveva iniziato ad alternare serate dance con serate invece “vecchio stile” con l’orchestra. Ma con la fine della stagione 2011/2012 Rino Giugni decide che è ora di smettere, che “la fatica supera il gusto”.

“Per me il Kiwi rappresenta tutta la mia vita, per questo quando cadrà giù non vorrò esserci” disse, una volta che la proprietà  dei muri passò a una cooperativa della zona.

Il destino lo ha accontentato. Rino si è spento il 19 novembre 2018, all’età di 84 anni. Il Kiwi, quel figlio cui ha dedicato tutta la sua vita, è ancora li, molto malandato anche lui, ma ancora carico di tutti i ricordi delle migliaia di giovani che in oltre quarant’anni si sono divertiti, conosciuti e innamorati. Oggi la discoteca abbandonata Kiwi attende ormai solo qualcuno che le dia il colpo di grazia.