LOCALITÀ: ANCONA (AN)
INAUGURAZIONE: 27 Dicembre 2008
Chiusura: 26 FEBBRAIO 2010

La discoteca Neon di Ancona è rimasta chiusa per quindici anni, ma quando ci siamo entrati per fotografarla, poco prima che venisse rilevata e trasformata per sempre, l’abbiamo trovata quasi intatta, come se il tempo, alla Baraccola, si fosse fermato proprio la sera in cui le luci si spensero. Camminare tra la Main Room e il privè della discoteca Neon restituisce piuttosto la sensazione di un locale messo in pausa, non abbandonato. Il Neon Concept Club ha vissuto una vita bruciante, poco più di un anno, prima di spegnersi per sempre. Per chi ballava ad Ancona tra il 2008 e il 2010, la discoteca Neon è stata un lampo intenso, di quelli che si ricordano bene anche a distanza di anni, e le immagini che pubblichiamo oggi sono probabilmente l’ultima testimonianza visiva di come si presentava prima della sua trasformazione definitiva.

UN SOGNO IN GRANDE

Il Neon apre le porte sabato 27 dicembre 2008, e non nasce come una discoteca qualunque. Chi lo progetta guarda ai grandi club di New York: due ambienti musicali distinti, una Main Room per le sonorità più commerciali e un privè, il DLX, dedicato alla deep house, un palco di dodici metri per dieci pensato per ospitare concerti, spettacoli teatrali e serate di cabaret, oltre a un ristorante che, dal mercoledì alla domenica, arrivava a servire più di novanta coperti. L’ambizione era chiara fin dal primo giorno: non la solita discoteca di provincia, ma un contenitore capace di tenere insieme cena, ballo e grande musica dal vivo.

E per un po’, ci riesce davvero. Tra il 2008 e il 2009 il Neon porta ad Ancona nomi come i Simple Minds, mentre le serate universitarie, il Charleston Party, organizzato insieme all’Università di Macerata, riempiono la pista con la musica dei dj Ale Verità e Walter P e le voci di Bates e Andrea T. Passa anche Dino Angioletti, dei Pasta Boys, per un sabato di house “classica”. Per una città che da anni rincorreva Rimini e la riviera romagnola, il Neon sembra finalmente la risposta giusta.

UNA VECCHIA FERITA

Dietro le luci, però, il Neon porta con sé una ferita aperta da prima ancora di nascere. Il suo patron, Domenico Mascitti, prima di aprire la discoteca neon club, aveva gestito per un paio d’anni un altro storico locale della Baraccola, il Barfly, per conto del suo vero proprietario, Silvio Silvestrelli. Quando i due si separano, e non benissimo, Mascitti non si accontenta di sparire: a pochi mesi di distanza apre proprio a pochi passi dal Barfly, il suo Neon Club, più grande, più ambizioso, quasi a voler dimostrare qualcosa. Silvestrelli non la prende bene, e tra i due si apre una faida personale che durerà per anni, fatta di accuse incrociate e colpi bassi.

Sarà proprio quella guerra, più della crisi che negli stessi anni colpiva tutto il settore, a stringere il cappio attorno al collo della ormai ex discoteca Neon. Il locale si ritrova invischiato in una battaglia sempre più dura con l’ex socio, che alla fine gli costerà la licenza. Il 26 febbraio 2010 un tribunale ne dispone la chiusura, proprio la sera in cui era in programma un concerto di Neffa. Il Neon non riaprirà più.

Anni dopo sarà lo stesso Mascitti a fotografare l’assurdità di tutta la vicenda con una battuta amara: “una guerra che ha fatto due cadaveri”. Perché il Barfly, che pure quella battaglia l’aveva vinta, non se la passò molto meglio, e chiuse anche lui per sempre proprio in quegli anni.

15 ANNI DI IL SILENZIO

Dopo la chiusura, alla Baraccola cala un silenzio che durerà quindici anni. L’edificio della discoteca abbandonata Neon Club, quello pensato per ospitare grandi concerti e serate da ricordare, resta chiuso, vuoto, dimenticato, mentre il quartiere perde uno dopo l’altro i suoi locali storici: prima il Barfly, poi altri ancora, fino a lasciare la movida anconetana orfana di quasi tutti i suoi punti di riferimento.

Solo nel 2025 qualcosa si muove di nuovo in quell’edificio. Ma non è la musica a tornare: è la pasta. Il pastificio Filotea, che ha sede proprio accanto all’ex discoteca Neon, ne rileva l’immobile con l’idea di trasformarlo in un polo produttivo, completo di museo della pasta e ristorante.

Chissà quanti anconetani, passando davanti a quell’edificio, ricordano ancora le luci del DLX, o l’attesa per un concerto che, quella sera di febbraio, per un soffio non saltò. Il Neon è durato poco, forse troppo poco per lasciare un segno profondo come tante altre discoteche di questo archivio. Ma per chi c’era, resta comunque un pezzo, breve e intenso, della propria giovinezza.

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Le discoteche abbandonate delle Marche rappresentano una finestra sul passato, un percorso che conduce tra locali un tempo pieni di vita e oggi immersi in un silenzio suggestivo. Le ex discoteche abbandonate custodiscono storie di serate leggendarie, di generazioni che hanno danzato fino all’alba e di mode che hanno segnato un’epoca. Passeggiare tra questi spazi decadenti significa rivivere l’energia della vita notturna che fu, osservando i resti di piste da ballo, consolle e insegne consumate dal tempo. Le discoteche abbandonate non sono semplici edifici dimenticati, ma veri luoghi della memoria collettiva, capaci di evocare emozioni e riflessioni. Nelle Marche si trovano alcuni degli esempi più affascinanti, pronti a raccontare le loro storie a chi sa ascoltare. Attraverso i nostri articoli ti accompagneremo in un viaggio fatto di immagini, ricordi e atmosfere che ancora oggi vibrano tra le mura. Se sei curioso di scoprire di più, continua la lettura e lasciati sorprendere dalla magia malinconica di questi spazi unici.